Finale Play Off C1, in esclusiva assoluta l'editoriale di Non Solo Basket
In esclusiva per i lettori di apl-cap.it l'Editoriale di Non Solo Basket, l'official magazine di APL, a firma Roberto Lissoni.
Carissimi,
Ci sono molti di perdere ed avete scelto quello piu’ bello: l’onore delle armi.
Ci sono tanti momenti che vi verranno alla mente pensando alla partita di sabato. L’amarezza per una “vittoria mancata”, sono sicuro, con il passare del tempo, sta gia’ lasciando il posto ad un dolce ricordo dei momenti piu’ belli vissuti dentro e fuori dal campo, al ricordo dei momenti in cui gioie e dolori hanno fatto da cemento per unire il vostro ammirevole gruppo e il vostro modo di fare e di essere squadra. A chi, nonostante tutto, sta ancora pensando agli ultimi minuti di sabato, lascio questa pagina di P. Coelho (Sono come il fiume che scorre, Bompiani, 2006) liberamente interpretata dal sottoscritto per voi.
Un tiro a canestro e’ l’intenzione che si proietta nello spazio. Dopo che e’ partito, il tiratore non puo’ piu’ fare niente, soltanto accompagnare la palla con lo sguardo nella sua traiettoria verso il canestro. Adesso la tensione necessaria per il tiro non ha piu’ ragione di esistere. E cosi’, mentre il tiratore tiene gli occhi fissi sul volo della palla, il suo cuore riposa ed egli sorride.
Se si e’ allenato in modo soddisfacente, se e’ riuscito a sviluppare il proprio istinto, se ha mantenuto la grazia e la concentrazione durante l’intera fase di tiro, in quel momento il tiratore avvertira’ la presenza dell’Universo e scoprira’ che il suo atto e’ stato giusto e meritato.
La tecnica fa in modo che le mani siano pronte, che il respiro sia calmo e che gli occhi sappiano mirare il canestro con precisione; l’istinto fa si che il momento del tiro sia perfetto. La mente del tiratore ora e’ in un’altra dimensione , e’ ancora al lavoro, impegnata a rivisitare e a immagazzinare gli elementi positivi del tiro, a correggerne gli eventuali errori e verificarne le qualita’, in attesa di conoscere la sentenza finale del canestro.
Dopo aver fatto il suo dovere e trasformato l’intenzione in un gesto, un guerriero della luce non deve temere alcunche’: ha fatto cio’ che doveva. Non si e’ lasciato paralizzare dalla paura. Anche se non fara’ canestro, avra’ un’altra opportunita’, perche’ non si e’ dimostrato codardo.
Dedicata a voi, “guerrieri della luce”, che mai avete avuto paura di osare, perche’ siate certi che il vostro coraggio vi regalerà non una ma dieci, cento, mille altre possibilità, sul campo come nella vita.
Roberto Lissoni (Non Solo Basket)
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